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Cos’è un cocktail?

Trovare una storia al proprio drink per origine degli ingredienti o per conoscenza legata al proprio bagaglio culturale è un ulteriore elemento di curiosità per il consumatore, non importa che sia del tutto credibile a mio avviso, basta che diverta, che appassioni.

Se ci soffermiamo a una mistura liquida contenuta in un bicchiere, chiaramente è un’analisi superficiale soprattutto nell’approccio di teorie più o meno diverse e da confrontare.

Nella preparazione di un cocktail devo avere un rapporto con esso proprio come lo avrò successivamente con chi lo berrà, anche perché tutto ciò che sta intorno al bicchiere fa parte del contenuto stesso e sistematicamente serve a far sentire a suo agio l’ospite.

Per intenderci, se Clapton non suonasse la sua “Strato” esattamente come vuole non potrebbe avere il suo vero pubblico, quello che piace a lui.
Clapton è consapevole del fatto che ha raggiunto il suo stile suonando grandi altri maestri talvolta estirpando delle intere linee per i propri pezzi, ma è contento di ciò che fa, è la sua vita.

 

 

Per noi Barman è la stessa identica cosa anche se a volte il senso di frustrazione prevale a causa del non potersi esprimere appieno, il bere miscelato non è di tradizione alla pari del bere vino o del mangiare piatti della nostra cucina con i quali siamo praticamente nati.

Siamo a questo punto però certi che la storia aiuta, non puoi avere una visione nitida di qualsiasi argomento se non ne conosci la storia.

Se costruisci un equilibrio esatto tra colori e gusto utilizzando Mezcal ad esempio non puoi non conoscere la pianta di agave che stai utilizzando in forma liquida con tutte le sue caratteristiche, il Messico come paese d’origine e tutti i suoi problemi di immigrazione legati agli Stati Uniti, il muro, la Monsanto che fa i suoi interessi, il narcotraffico.

È anche questo il gusto del Mezcal, un contrasto che associato ad altri prodotti territoriali di quelle regioni coglie nella propria complessità un gusto unico.

 

Trovare una storia al proprio drink per origine degli ingredienti o per conoscenza legata al proprio bagaglio culturale è un ulteriore elemento di curiosità per il consumatore, non importa che sia del tutto credibile a mio avviso, basta che diverta, che appassioni…

In ambito cinematografico probabilmente certi cinepanettoni hanno avuto più successo di film noir francesi di un’altra epoca, questo per dire che anche se stiamo lavorando sodo, il successo in sé è ciò che conta… Bisogna andare un po’ dove porta il vento per sopravvivere in questa grande giungla, a modo nostro è il nostro vantaggio.

Il prodotto che offriamo per come è concepito, quindi, è un qualcosa di enorme e dalla grande personalità, un elemento di fierezza e di gelosia, l’anima della nostra espressione professionale nonché umana. Il trasmettere tutto questo ai propri colleghi che a sua volta lo presenteranno al cliente, consoliderà una filosofia ben definita del proprio locale.

Cerco di esprimere tutto questo nel mio locale con la massima umiltà, ingrediente ormai in disuso nella civiltà contemporanea annebbiata da innumerevoli protagonismi molto spesso infondati.

 

 

Barman, musicista e divoratore del tempo libero che ha a disposizione, Simone Alocci, nasce 43 anni fa da genitori commercianti e passa la propria infanzia tra cucine e banconi delle diverse attività aperte in famiglia nel corso degli anni. Inizia ufficialmente intorno al 1990 a lavorare nel bar aperto qualche anno prima dal padre, cominciando a specializzarsi nel settore della caffetteria e dell’accoglienza.
Appassionato da sempre di musica, in quegli anni inizia a suonare e ad esibirsi in diversi club. Nei primi anni 2000 si appassiona all’arte del cocktail e, successivamente, nel 2004 apre il suo locale, lo Sparkling, sito in Porto Santo Stefano. Da allora la sua conoscenza avanza e, grazie all’arte della mixology, comincia ad usare tecniche di cucina e di sperimentazione su nuovi ingredienti.

 

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